Sapere è interpretare la realtà
a cura di Ezio Epaminonda
Ognuno ha una propria interpretazione della realtà, dovuta alla diversa interazione avuta con gli eventi succedutisi durante l’arco della propria vita. È dunque impreciso dire che due persone capiscano e quindi sappiano la stessa cosa; in effetti “capire ciò che è ha senso solo se è qualcuno ad averlo capito; è inoltre relativa la conoscenza in generale in quanto la sua assolutezza implicherebbe l’invarianza dei rapporti spazio-temporali tra il soggetto e l’oggetto della conoscenza. Le diverse interpretazioni della realtà portano quindi a considerare ognuna di essa in giudicabile e la realtà indefinibile. Definire un’emozione, una sensazione, un oggetto, significa limitarla a noi stessi; anche ciò che sto scrivendo limita i miei pensieri. Come quando una persona, avvicinandosi ad un oggetto, starà indubbiamente allontanandosene da un altro; così nell’intraprendere la conoscenza di un qualsiasi evento, ci si discosterà da quella di una con essa relazionata: la libertà del volere porta con sé l’inevitabile rinunzia della causalità dell’evolversi regalataci dal volere della libertà. Approssimiamo le nostre sensazioni a tal punto da farci credere che le parole che pronunziamo siano realmente ciò che pensiamo. Non realizzando che le parole, come la musica ed il disegno, sono una delle tante rappresentazioni possibili del nostro essere. La parola sopprime le sensazioni, uccide la fantasia, distrugge l’individualità. Ci vengono imposti degli schemi, dei dogmi, ci vengono forniti dei pacchetti informativi già elaborati; non si è più se stessi, si vive in relazione ad essi; non si riesce a pensare se stessi senza che vi sia dipendenza dal resto. Ed occhio a non contraddire queste verità: è culturalmente vietato! Il rischio della standardizzazione dei nostri processi mentali è aggravato dal successivo passo verso la convinzione della loro necessità e, ancor di più, della loro unicità. La causa di ciò è da attribuirsi all’inerzia in questi processi mentali che sboccano in visioni di martellanti monopoli mentali soffiataci dagli standard (televisione, radio, scuola…). Il dramma non sta nell’imposizione: questa va bene per colui che la attua liberamente. Così si sta bloccando la conoscenza di se stessi nella sua purezza, si sta bloccando la ricerca di un sé indipendente dagli standard. “Colui che non compie un atto libero crede di scegliere liberamente, scegliendo invece secondo ciò che gli è stato mentalmente immesso mediante un potere di persuasione conforme al suo livello di evoluzione”.