Realtà reale, realtà virtuale e universo olografico
di Corrado Malanga a cura di Alessandro Caruso
Nel nostro universo secondo la teoria del Superspin (Malanga-Pederzoli SST SuperSpin Theory dicembre 2003) esisterebbero quattro assi descrittori della realtà: Spazio Tempo Energia e Coscienza. L’unico asse veramente reale è la Coscienza. Non dobbiamo stupirci più di tanto. Faccio un esempio. Un semplice gesto può mutare il nostro comportamento e farci vedere l’ambiente che ci circonda in modo completamente diverso. Il gesto può essere compiuto da noi o da chi ci sta davanti, ma cambia in un sol colpo la nostra interazione con l’ambiente. Facciamo un esempio: l’interlocutore che hai davanti, mentre parla amabilmente con te, ti dice che sei stato TU a fare qualcosa e nel dirti QUESTO, punta il suo dito CONTRO di te. Noterai il tuo stato d’animo mutare immediatamente, distoglierai lo sguardo da lui, lo poserai sul suo dito, poi ancora su di lui e di nuovo sul suo dito, il battito cardiaco subirà un aumento di frequenza e vivrai l’ambiente che ti circonda con un disagio superiore a quello di qualche istante prima. Cos’è successo? Niente! Una semplice magia che ha modificato dei piccoli parametri dell’ambiente, alterando il tuo stato di percezione dell’ambiente stesso. Si è modificato l’ambiente, che è quindi come tu lo percepisci e non come è in realtà, poiché la realtà è virtuale…ovvero modificabile! Prendiamo una nota musicale e suoniamola ininterrottamente; scopriremo che ci sono note che troviamo gradevoli ed altre che ci risultano sgradevoli.entrambe mutano la percezione dell’ambiente che ci circonda. Anche a guardare i colori scopriremo, produce su di noi lo stesso effetto. Il gesto è si, una postura rappresentabile con un’icona ma contiene informazioni simboliche il cui archetipo generatore viene letto dal nostro inconscio, che ne risulta modificato, tanto da percepire l’ambiente stesso in modo differente. In parole povere l’ambiente di cui io faccio parte integrante, viene ad essere modificato. -io sono parte dell’ambiente, quindi sono in parte ambiente- così funzionano la cromoterapia o la musicoterapia.il miracolo viene compiuto dagli archetipiche vengono generati e letti dal nostro inconscio, archetipi che producono anche, sul nostro corpo la decisione di assumere determinate posture, od emettere certi suoni, oppure dipingere un quadro con determinati colori piuttosto che con altri. Tutto ciò produce l’archetipo giusto od aiuta a produrre l’archetipo giusto. Heisemberg diceva che l’osservabile e l’ossevato si modificano a vicenda! (W.Heisemberg il suo:"principio di indeterminazione" dice che maggiore è la precisione della misura della velocità di un elettrone, minore sarà la precisione della misura della sua posizione, e viceversa ; questo perché, misurando la velocità, si modifica la traiettoria della particella, e quindi la sua posizione. Lo scienziato è obbligato a scegliere quale misura effettuare con precisione, a scapito dell’altra. La misurazione non è, dunque, un processo neutrale, ma incide sui risultati a cui mira ; vi è un’interazione tra osservatore ("scienziato") e sistema osservato ("realtà fisica") e, perciò, non si può più considerare il mondo esterno come indipendente dall’individuo che lo esplora.) Gli archetipi sono continuamente all’opera e le mutazioni si verificano nella nostra testa prima ancora che nell’ambiente. La mutazione accade perché si sta lavorando su qualcosa che può essere mutato e, se questo qualcosa fosse totalmente reale, non sarebbe plausibile né possibile nessuna mutazione. Einstein, senza rendersene conto, riguardo questo argomento studia una teoria che, non a caso, si chiama Relatività, nella quale egli sostiene che qualsiasi cosa si stia osservando appare diversa se solo si muove in modo differente. Ma dunque cosa è reale e cosa è virtuale? Innanzitutto non esiste nessun motivo per la quale un corpo fisico debba nascere. È la morte a rappresentare un processo esotermico, ma la nascita non è certamente un processo spontaneo, in quanto endotermico. Allora perché si nasce? Quand’è che il tessuto umano diventa vivo? Quand’è che due cellule si uniscono? Prima o dopo l’inizio della vita? Una molecola è una molecola e basta:quand’è che diventa viva? Oltre al corpo esiste qualcos’altro nel quale risiede l’informazione della vita, che altro non è se non la volontà di vivere, un essenza dunque con coscienza di sé, che sfugge alle misurazioni del fisico. Questo qualcosa ha forse qualcosa a che fare con l’anima di Platone, di Jung, di Plotino e di Hilmann? La teoria del Super-Spin (Malanga – Luciano), spiega perfettamente l’esistenza di questa e di altre entità come Spirito e Mente e consente anche di capire perché la fisica non può studiare nessuna di queste tre parti, per il semplice motivo che: l’asse della coscienza è reale, mentre gli algoritmi sono virtuali come le cose che essi descrivono, cioè lo spazio, il tempo e l’energia. Una vasta letteratura scientifica dimostra chiaramente ed inconfutabilmente che la meditazione trascendentale modifica i parametri esterni relativi allo stato degli eventi che riguardano la sfera dello Spazio-Tempo-Energia, cioè la “realtà virtuale”. Si narra anche di alcuni casi di guarigione di persone che hanno meditato sulla loro malattia ed hanno costantemente, giorno dopo giorno, visualizzato la disgregazione della malattia stessa: un classico esempio di meditazione trascendentale che modifica ciò che l’attuale scienza non può modificare. Molti degli eventi miracolosi, o ritenuti tali dalla religione, altro non sarebbero che forti alterazioni della probabilità di accadimenti futuri, che vengono stravolti dall’“onda di volontà”, magari attivata inconsciamente durante meditazioni a sfondo religioso. L’effetto massa sarebbe fondamentale, poiché queste guarigioni si otterrebbero più facilmente quando tanta gente sta “pregando”, come accade durante alcune riunioni di massa di fanatici religiosi. Silvano Fuso, del Cicap, si esprime infatti così: Di fronte alle remissioni (di tumori inguaribili ) spontanee la scienza non dispone attualmente di una spiegazione adeguata, ma questo non significa che neppure in futuro la troverà. Anzi quella delle remissioni spontanee rappresenta una grande sfida che potrà portare la scienza a notevoli progressi. Nel momento in cui si comprendessero le cause che portano, ad esempio, un tumore a regredire spontaneamente, probabilmente si riuscirebbe anche a trovare una terapia adeguata. Chi invece si limita a gridare al miracolo dà sicuramente scarsi contributi al benessere della collettività. Le ipotesi più plausibili che la scienza medica formula a proposito delle remissioni spontanee sono legate al funzionamento del sistema immunitario. Nonostante i grandi progressi fatti in questo campo, i meccanismi che determinano le nostre difese immunitarie sono ancora in larga misura sconosciuti. In particolare sono in gran parte avvolte nel mistero le relazioni che intercorrono tra il sistema immunitario e le condizioni psico-emotive . (E. Sternberg e P. Gold, “II corpo, la mente e la malattia”, in “I Farmaci: dalla natura alle biotecnologie”, Le Scienze Quaderni, n. 102, Milano 1998). Che tali relazioni siano una realtà è oramai dimostrato al di là di ogni dubbio. Anche per la Fisica le cose cominciano a quadrare in questo senso: nel 1982 un’equipe di ricerca dell’Università di Parigi, diretta dal fisico Alain Aspect, ha condotto quello che potrebbe rivelarsi il più importante esperimento del XX secolo. Aspect ed il suo team hanno, infatti, scoperto che alcune particelle subatomiche, come gli elettroni, in determinate condizioni sono capaci di comunicare istantaneamente l’una con l’altra, indipendentemente dalla distanza che le separa, sia che si tratti di 10 metri o di 10 miliardi di chilometri. È come se ogni singola particella sapesse esattamente cosa stanno facendo tutte le altre. Questo fenomeno può essere spiegato solo in due modi: o la teoria di Einstein, che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce è da considerarsi errata, oppure le particelle subatomiche sono connesse non-localmente. Poiché la maggior parte dei fisici nega la possibilità di fenomeni che oltrepassino la velocità della luce, l’ipotesi più accreditata è che l’esperimento di Aspect sia la prova che il legame tra le particelle subatomiche è effettivamente di tipo non-locale. Ma questo cosa vuoi dire? Semplice: l’Universo è un immenso ologramma. David Bohm, noto fisico dell’Università di Londra recentemente scomparso, sosteneva che le scoperte di Aspect implicavano che la realtà oggettiva non esiste. Nonostante la sua apparente solidità, l’Universo è in realtà un fantasma, un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato. Ologramma: le parti ed il tutto in una sola immagine. Diversi livelli di consapevolezza, diverse realtà. Bohm si convinse che il motivo per cui le particelle subatomiche restano in contatto indipendentemente dalla distanza che le separa risiede nel fatto che la loro separazione è un’illusione. Egli sosteneva che, ad un qualche livello di realtà più profondo, tali particelle non sono entità individuali, ma estensioni di uno stesso “organismo” fondamentale. In un Universo olografico persino il tempo e lo spazio non sarebbero più dei principi fondamentali. Poiché concetti come la località vengono infranti in un Universo dove nulla è veramente separato dal resto, anche il tempo e lo spazio tridimensionale dovrebbero essere interpretati come semplici proiezioni di un sistema più complesso. Al suo livello più profondo la realtà non è altro che una sorta di super-ologramma in cui il passato, il presente ed il futuro coesistono simultaneamente; questo implica che, disponendo degli strumenti appropriati, un giorno potremmo spingerci entro quel livello, ma con l’uso delle tecniche di ipnosi regressiva lo si sta già facendo! Il Dott. Pribram crede che i ricordi non siano immagazzinati nei singoli neuroni od in piccoli gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si intersecano attraverso tutto il cervello, proprio come gli schemi dei raggi laser che si intersecano su tutta l’area del frammento di pellicola che contiene l’immagine olografica. Quindi il cervello stesso funzionerebbe come un ologramma e la teoria di Pribram spiegherebbe anche in che modo quest’organo riesca a contenere una tale quantità di ricordi in uno spazio così limitato. È stato calcolato che il cervello della nostra specie ha la capacità di immagazzinare, durante la durata media della vita, circa 10 miliardi di informazioni e si è scoperto che anche gli ologrammi possiedono una sorprendente capacità di memorizzazione, infatti semplicemente cambiando l’angolazione con cui due raggi laser colpiscono una pellicola fotografica, si possono accumulare miliardi di informazioni in un solo centimetro cubo di spazio, ma anche correlare idee e decodificare frequenze di ogni tipo. Anche la nostra stupefacente capacità di recuperare velocemente una qualsivoglia informazione dall’enorme magazzino del nostro cervello risulta spiegabile più facilmente se si suppone che esso funzioni secondo principi olografici. Non è necessario scartabellare una specie di gigantesco archivio alfabetico cerebrale, perché ogni frammento d’informazione sembra essere sempre istantaneamente correlato a tutti gli altri: un’altra particolarità tipica degli ologrammi. Quelle che noi ora consideriamo guarigioni miracolose potrebbero, in realtà, essere dovute ad un mutamento dello stato di coscienza capace di provocare dei cambiamenti nell’ologramma corporeo. Allo stesso modo potrebbe darsi che alcune controverse tecniche di guarigione alternative, come la visualizzazione, risultino così efficaci perché nel dominio olografico del pensiero le immagini sono in fondo reali quanto la realtà: il mondo concreto è una tela bianca che attende di essere dipinta. Persino le visioni ed altre esperienze di realtà non ordinaria possono essere facilmente spiegate se accettiamo l’ipotesi di un universo olografico. Nel suo libro Gifts of Unknown Things, il biologo Lyall Watson descrive il suo incontro con una sciamana indonesiana la quale, eseguendo una danza rituale, era capace di far svanire istantaneamente un intero boschetto di alberi. Watson riferisce che, mentre lui ed un altro attonito osservatore continuavano a guardare, la donna fece velocemente riapparire e scomparire gli alberi diverse volte.