Dalla cima della montagna

a cura di Ezio Epaminonda

Dalla cima della montagna contemplo un bel panorama e cerco, mediante un’immagine, di rappresentare la serie simultanea di eventi che mi circondano; in un istante, ho dinanzi a me l’immagine unitaria di gruppi di eventi svolgentesi nello stesso momento. Mi accorgo che se voglio esaminare punto per punto gli elementi che compongono il quadro della unitaria rappresentazione, allora non riuscirò nel mio intento e rinuncerò alla simultaneità esaminando i particolari, uno dopo l’altro: da qui una successione. Da qui nasce il tempo. Ma anche se in me nasce il tempo so che la simultaneità non cessa di essere in una parte della mia coscienza, simultaneità come stato indipendente dal tempo, universale, perciò ideale. La successione sia essa temporale che spaziale è il trapasso dall’universale al particolare. Il rapporto di un momento del tempo con l’altro è sempre una connessione che si svolge nella coscienza umana, un moto di pensiero. La simultaneità risponde alla possibilità dell’assunzione pensante della simultaneità, alla possibilità di concepirlo indipendente dalla direzione progressiva del tempo: come pura durata. È come se si sorprendesse un piano segreto delle cose, prima della sua esecuzione. Si può cioè interpretare il futuro come il non ancora avvenuto, assunto come parte del tempo causale non ancora entrata nello spazio sotto forma di presente. Esso non è ancora vero sul piano esteriore, ma è già vero come interna determinazione del presente, è volontà del presente. Non creare un io vittima dell’ipnosi del tempo, immedesimato senza residui nella vita corporea, per la quale le leggi dello spazio e del tempo sono reali; leggi che cessano di essere valide man mano che si riesce a realizzare la propria reale natura, indipendente dalle condizioni corporee. Tale reale natura è però legata nel profondo alla parte di sé che soggiace al quotidiano dominio corporeo e perciò alla necessità delle leggi spazio – temporali della realtà. È la situazione necessaria allo stato di veglia della coscienza di sé. La successione che incessantemente lega allo spazio i momenti della coscienza di un presente, fa perdere di continuo in un passato non reversibile ciò che era necessario arrestare fuori di ogni sequenza, per viverlo come presente.