Il colore nella pittura ed il colore nella fotografia
a cura di Donato Malangone
Valgono anche in Fotografia le distinzioni che i critici d'arte usano per definire alcuni valori del colore come il "tono", il "timbro" ed il valore "luministico"? Il TONO di un colore deriva dalla diversa gradazione di luce contenuta nel colore stesso. Da questa diversità nasce ciò che stata definita "atmosfera" o "prospettiva aerea". Nei dipinti di Tiziano e del Giorgione troviamo i migliori esempi dell'uso tonale del colore. Tecnicamente esso si ottiene, in Pittura, con diversi espedienti, come il modo di preparare la tela od il supporto, ovvero con diverse stesure di colore, le cosiddette "velature", in cui furono sommi maestri i pittori rinascimentali. In occasione dei restauri degli affreschi michelangioleschi nella Cappella Sistina, a detta di molti critici, assieme al nero-fumo ed allo sporco accumulatisi nei secoli, sono venute via anche alcune velature che Michelangelo aveva eseguito, ad affresco ultimato ed asciutto, con chiara d'uovo battuta e poco colore e questo per ottenere certi effetti di ombreggiatura e profondità. Analoga polemica si ebbe a proposito del dipinto del Masaccio "La Cacciata dall'Eden di Adamo ed Eva" i quali nostri progenitori, a causa della pulitura troppo energica perdettero, assieme alle foglie di fico, anche le preziose velature che il pittore aveva eseguito. Si può ottenere in fotografia un simile effetto ? Si sostiene che il fotografo paesaggista, anche quando vorrebbe farlo, non può dare valori tonali al colore per il fatto che la luce nella sua intensità è un elemento esterno alla composizione. Giusto una nuvola di passaggio può modificare l'intensità della luce solare in una luminosa giornata primaverile, e quindi il valore tonale di un colore. Diverso immagino il caso delle composizioni in studio ove possiamo regolare la disposizione e la intensità delle luci a nostro piacimento. Sembra ai più che in quelle belle fotografie di boschi in autunno, dove abbondano le varietà di colori,dal rosso all'arancione, dal giallo al verde pallido,debba esservi una estesa gamma di variazioni tonali dei colori,in verità essendo unica la sorgente luminosa, il sole, e non variabile la sua intensità, diversa è solamente la qualità e la quantità delle radiazioni riflesse dal fogliame e dal sottobosco. La varietà di colori dei boschi autunnali é quindi solo di natura LUMINISTICA. In Pittura esempi eccelsi del valore luministico del colore si hanno nei dipinti del Caravaggio o di Rembrand per il sapiente uso del chiaroscuro e per la luce trattata come se provenisse da un'unica fonte sia essa candela, finestra o porta. In Fotografia,come abbiamo visto,il colore è sempre luministico e la luce radente è quella che più si presta ad esaltare il valore luministico del colore. Invece il colore TIMBRICO è quello che si risolve bidimensionalmente su ampie superfici,in spazi delimitati da linee ortogonali (campiture, in termini tecnici). In Pittura il riferimento è a Mondrian ed agli astrattisti; mentre in Fotografia ha sicuramente valore timbrico il colore nei paesaggi alla Fontana dove ampie superfici, intersecantesi con precise geometrie, si tingono di colori uniformi ed omogenei.